7 dicembre 2018 - EDITORIALE
07/12/2018
Non so quanti editoriali ho scritto finora in questa rubrica da quando sono sindaco, non ho tenuto il conto ma considerando che ne scrivo almeno due al mese, sicuramente non meno di centocinquanta,  ed esattamente  quindici sul notiziario comunale, dal luglio del 2011, anno in cui sono diventato sindaco.
Alcuni me li ricordo bene perché toccavano il cuore e sono stati molto apprezzati, altri li ricordo meno o non me li ricordo, ma comunque erano tutti degli spunti di riflessione.
Gli editoriali che escono in prima pagina sul notiziario comunale “Pescate il nostro Comune” nei due numeri annuali, quello di metà anno e di fine anno, sono quelli a cui dedico più tempo e cura nella ricerca di cosa scrivere.
Non è sempre facile trovare l’argomento, dopo anni si corre il rischio di ripetersi o di diventare retorici.
Quindi inizio a pensarci un poco prima, cercando spunti nell'attività di amministratore che svolgo e nel rapporto con le persone che ho intorno.
Nell’editoriale che uscirà sul numero di Dicembre  2018 di "Pescate il nostro Comune" e che sarà consegnato prima di Natale con il calendario comunale a tutte le famiglie di Pescate, lo spunto l’ho avuto durante un sopralluogo al cimitero.
Vado spesso al cimitero perché li si sovrappongono i miei due ruoli, quello di sindaco che deve assicurarsi che i luoghi comunali siano tenuti bene, specialmente quelli che riguardano i sentimenti ed i ricordi delle persone, e quello di cittadino che va a trovare i propri cari defunti.
Proprio per questo sul cimitero sono molto esigente e ben lo sanno gli stradini comunali.
Era uno dei giorni immediatamente dopo lo stratempo del 29 ottobre scorso, che tra le altre cose aveva divelto tre grossi alberi facendoli precipitare sulla provinciale per Galbiate e anche il bel cipresso nell’aiuola vicino all’ingresso del cimitero.
La vegetazione  a monte della recinzione era stravolta dai tanti alberi caduti, le fronde  e i  rami spezzati dispersi per tutto il camposanto e stavo programmando gli interventi di Protezione Civile perché vi erano alcuni alberi inclinati e altri adagiati sul tetto dei colombari che potevano precipitare.
Mi fermai al cimitero per più di un ora e mezza quel giorno, prendendo appunti sulle cose da fare, su eventuali dotazioni da aggiungere o da integrare, di tanto in tanto  leggendo i nomi sulle lapidi, soffermandomi sui volti noti, cercando il posto giusto per far mettere la statua che abbiamo in magazzino, di un angioletto che col dito sulle labbra chiede silenzio.
E per tutto quel tempo un anziano di Pescate stava li a pregare sulla lapide della moglie scomparsa.
Lo guardavo con tenerezza mentre mi diceva che la moglie che non aveva mai avuto un malanno in vita sua era scomparsa, mentre lui malato da anni era ancora vivo, e quasi lo considerava una colpa.
Ormai erano le 16,30 passate e io gli ricordai che fra poco i cancelli si sarebbero chiusi.  Fermò un attimo il panno con cui stava spolverando il marmo e mi disse semplicemente che si era studiato gli orari del cimitero a memoria e che sarebbe rimasto li fino ad aspettare il suono della sirena.
In pratica fino all’ultimo istante, insieme al suo amore della vita.
Ecco, da li ho avuto lo spunto per scrivere  e pure di getto, il mio editoriale di Natale che ho intitolato “BUON NATALE AMORE MIO”.
Questo editoriale dovevo proporlo oggi qui in anteprima, come avevo scritto qualche giorno fa da queste righe, ma ho cambiato idea perché adesso mancano ancora diversi giorni al Natale e quindi lo posterò in questa rubrica venerdì prossimo.
Buon fine settimana.